Si è sempre qualcosa di diverso – Alfredo Cramerotti

Alfredo Cramerotti è un critico, curatore e artista che lavora attraverso una serie di media e collaborazioni tra le quali TV e radio, pubblicazioni, internet, festival mediatici, fotografia, critica e cura di progetti artistici. È direttore del MOSTYN, il principale centro d’arte contemporanea del Galles, co-direttore di AGM Culture e CPS Chamber of Public Secrets, ricercatore presso il Centro Europeo per la Ricerca in Fotografia, University of Wales, Newport, e Curatore della collana Critical Photography per Intellect Books. È Visiting Lecturer in varie università europee tra le quali NTU Nottingham Trent University, University of Westminster, HEAD University of the Art Geneva e DAI Dutch Arts Institute.

A 45 anni, Alfredo, puoi essere considerato un fantastico esempio per coloro che lavorano o sognano di lavorare nel mondo dell’arte contemporanea in modo trasversale e multi-sfaccettato. Come ti descriveresti in dieci parole?

Si è sempre un qualcosa di diverso da quello che si crede di essere. Sono quattordici, scusa.

Queste parole riassumono molto bene il tuo pensiero e il modo in cui affronti il tuo lavoro e la tua vita. Ma iniziamo dall’inizio… come e quando hai scoperto il tuo amore per l’arte?

Diciamo che l’ho scoperto per interposte persone, varie. E ci ho messo un bel po’ di tempo. Quello che mi affascina è che l’arte può non solo essere esperita per se’, ma anche come strumento per capire meglio altre discipline e attività che regolano la nostra vita. Come la scienza, il giornalismo, la politica o la legge. E aiuta a formare delle menti che regolarmente si chiedono perché le cose si facciano in un certo verso piuttosto che in un altro. Ma questa è una funzione dell’arte che non si vede, obliqua, sotterranea. Ma che comunque c’è – e attraversa le generazioni.

Ho già sottolineato il fatto che sei una persona molto dinamica, che spazia nel mondo dell’arte attraverso vari ruoli diversi. Sei direttore del MOSTYN , curatore, artista.  Non hai mai avuto problemi a conciliare tutti questi aspetti del tuo lavoro? Ne prediligi uno rispetto agli altri? Che cosa ti affascina di quello che fai?

Alfredo Cramerotti

Tutta questa sfilza di attività non potrebbero sostenersi se non approcciassi ogni opportunità di lavoro e scambio come un tassello della mia attività artistica ‘at large’ – ogni progetto non è una cosa a se’, ma un mattone di un’architettura più complessa.
Un’architettura-vita, in un certo senso. Se un lavoro, o un invito, non presenta queste caratteristiche, non lo faccio. Questa intervista mi interessa perché, come altre, mi chiede di guardare indietro, da dove vengo. È molto utile tenere presente da dove si viene per andare (o cercare di andare) nella direzione in cui si vuole.

Ci dici quali sono i tuoi tre artisti contemporanei preferiti e perché?

Tre soli? Non ho artisti preferiti in assoluto, e tengo sempre occhi e orecchie aperte perché non si sa mai cosa trovi dietro l’angolo. Tra gli artisti con cui ho lavorato di recente, apprezzo Laurent Grasso, per la sua capacità di unire i punti. Marinella Senatore, per la forza e capacità di essere conduttore e conducente. Bedwyr Williams, per la sua lucidità ironica e spiazzante. Haris Epaminonda, per la capacità di usare lo spazio come un libro aperto. Ma ce ne sarebbero tanti altri.

Molti curatori o critici tendono a lavorare solo con un filone di artisti, raggruppati per movimento artistico o altri criteri, per esempio lo stato di affermazione dell’artista. A te piace lavorare con artisti storici, viventi affermati o emergenti?

Perché, c’è differenza? Mi piace lavorare con persone che mi mettono dubbi, mi fanno pensare, mi fanno agire di conseguenza, e mi fanno riflettere sul mio agito.

Come scegli un artista per curarne una mostra? Quali sono gli elementi che fanno la differenza nella decisione?

Vedi il punto sopra. Aggiungi la capacità di riflettere il proprio tempo, l’uso di materiali – che possono anche essere spazio, tempo e relazioni – in maniera originale, l’approccio anche divertente o serio ma non troppo, la possibilità che si relazionino con altri ‘sistemi’ della vita, e un approccio ‘sano’ al mondo dell’arte. E bon appetit.

Ci parli un po’ invece del tuo lavoro d’artista? Quale idea sta dietro al tuo lavoro?

La stessa idea che sta dietro il mio lavoro di curatore, scrittore, editor e direttore di un’istituzione culturale. La possibilità di dare senso a quello che mi circonda.

Che cosa credi sia importante per un giovane che desidera intraprendere la strada del curatore e/o dell’artista? Cosa consiglieresti loro?

Darsi da fare, connettere situazioni e persone che siano rilevanti per il tuo tempo in termini di formati e contenuti, non aver paura a fare il primo passo, non aver remore nel chiedere se ha senso chiedere, dare in continuazione – molto più che prendere -, vivere in paesi dove si parlano altre lingue e impararne il più possibile. Secondo me un ventenne non solo può, ma anzi ha molte più occasioni di arrivare dove vuol arrivare, perché non solo ci sono occasioni per connettere e condividere realtà e lavoro in modo fisico, ma anche a distanza, remoto, ma che non per questo è meno efficiente. Il mio lavoro di curatore e critico si svolge per metà proprio attraverso la comunicazione elettronica. E ho il sospetto che non sia il solo.

E direi che questa intervista ne è la prova, visto che io mi trovo in Svizzera e tu nel Regno Unito! Ci daresti un inedito assaggino di cosa aspettarci nella prossima biennale di Venezia, padiglione del Galles? Il nome di qualche artista, l’idea che hai deciso di sviluppare nel padiglione???

Sono in treno con Bedwyr (Williams) mentre sto scrivendo questo. È lui che porto a Venezia, ma mi ha proibito di parlarne. Mi sta guardando male. È alto e grosso, tra l’altro. Forse sta scherzando, ma, nel dubbio, passo!

Grazie mille Alfredo per averci concesso un po’ del tuo tempo, per averci raccontato qualcosa di te e del tuo lavoro e soprattutto per la tua positiva testimonianza!

 

Per altre informazioni su Alfredo Cramerotti, potete visitare il suo sito web o il suo profilo linkedin.

Intervista di Thereza Pedrosa.

About the author

Thereza Pedrosa

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Founder and Director of Beautiful People Live Art || Thereza Pedrosa was born in Rio de Janeiro (Brasil) in 1985, and grew up in Bassano del Grappa (Italy) and in Lausanne (Switzerland). In love with Europe, she operates borderless from her new location near Leipzig (Germany). Graduated in Conservation of Cultural Goods at the Ca’ Foscari University in Venice, and a jewelry designer herself, she promotes contemporary artists and designers worldwide. Her engagement is manyfold: selecting the most promising trends, promoting contamination between the arts, by editing online and offline publications.