Living Art, Living Museum – Maurizio Vanni

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Intraprendente, impertinente, creativo, competitivo, ironico. Sono queste le caratteristiche che balzano all’occhio nell’incontrare il museologo, storico dell’arte e curatore Maurizio Vanni, attualmente Executive Director del Lucca Center of Contemporary Art. Laureato in Storia dell’Arte e specializzato in Museologia, con un PHD in Art Management, il direttore del Lu.C.C.A. ha scoperto molto presto il suo amore per l’arte.

Credo che si nasca con l’amore per qualcosa, l’importante è rendersene conto durante la nostra esistenza. Ho scoperto la mia predisposizione per la creatività e per la scrittura a 14 anni frequentando, durante l’estate, la bottega di cornici del nonno paterno. Adoravo interpretare i desideri dei clienti proponendo cornici dagli abbinamenti più concettuali che estetici. Naturalmente il nonno non poteva assecondarmi ed io cercavo di giustificare le mie scelte scrivendo le motivazioni. A quell’età, comunque, non potevo immaginare il percorso professionale che avrei intrapreso, ma stava maturando in me il desiderio di rimanere nel mondo delle arti contemporanee. Durante il percorso di studi ero affascinato dall’arte del passato, in modo particolare quella medievale, ma pensavo che ormai tutto era stato scritto e tutto era già codificato. Mi piaceva l’idea di poter realmente portare il mio contributo alla cultura contemporanea con progetti nuovi e interdisciplinari. Questo desiderio mi ha stimolato ad approfondire, fin da subito, l’arte contemporanea sia a livello di studio sia con progetti espositivi. Non potevo immaginare che, di lì a poco, mi sarei imbattuto nelle discipline legate all’economia e alla comunicazione delle arti rimanendone, a dir poco, folgorato.

Nel mondo caotico di oggi, dove le persone trovato sempre meno tempo da dedicare alla cultura in mezzo agli impegni quotidiani e la comprensione delle opere d’arte risulta spesso inaccessibile anche ad esperti e studiosi, si sente sempre più forte la necessità di coinvolgere il fruitore con un ruolo attivo. Questo è l’obiettivo e il successo di Maurizio Vanni al Lu.C.C.A.

Penso sia fondamentale coinvolgere, praticamente ed emotivamente, il pubblico nei musei che dirigo e nelle mostre che curo. Per questo l’approccio sia con artisti storici che con quelli contemporanei è identico. Nel primo caso il mio “vero lavoro” inizia dal giorno dopo l’inaugurazione della mostra ideando una serie di eventi collaterali per far percepire l’essenza del progetto a tanti segmenti di pubblico (talk show, racconti scenici interdisciplinari, cene a tema, progetti ludico-didattici, performance live, workshop, ecc). Un modo alternativo per raccontare un percorso artistico in modo non convenzionale. Per quanto riguarda gli artisti viventi, laddove è possibile, adoro lavorare al loro fianco, condividere la conoscenza di prima mano del corpus delle opere, stimolare la loro creatività, confrontarmi sia su argomenti teorici che tecnici: anche in questo caso il mio compito non è quello di spiegare con codici specialistici, ma di preparare il pubblico ad una percezione soggettiva dei loro lavori.

A questo scopo, appare fondamentale la scelta degli artisti da esporre.

Scelgo razionalmente l’artista giusto per il progetto pertinente al momento storico, al luogo geografico, agli obiettivi della committenza e al mio modo di comunicare e divulgare arte. Non ho una scuderia o particolari predilezioni. Rispetto ogni artista, ma considerando che le arti visive, oggi, possono essere considerate alla stregua di una scienza esatta, il progetto non può essere improvvisato. Non esiste un artista vivente che possa considerarsi “legittimo” per ogni luogo. Considero il mio lavoro anche come una missione: tra i miei obiettivi principali c’è quello di mettere in condizione quante più persone possibile di avere un rapporto interattivo, emozionale e aperto con le arti. Vedere le persone emozionarsi mentre vivono un evento artistico, con la consapevolezza di aver contribuito a questo tipo di percezione, non ha prezzo.

Per realizzare il sogno di un “living museum” bisogna avere, come direttore e coordinatore di questo progetto, la stessa tenacia, costanza e passione di un artista che realizza un percorso artistico evolutivo personale. L’Arte è la più esigente delle amanti e quando ne vieni coinvolto, come artista, curatore, storico o critico, finisci per porre la tua vita nelle sue mani. È allora che la sottile linea tra vita privata e lavoro si dissolve in una piacevole serie di sfumature.

Ogni artista se, intellettualmente onesto, è influenzato dal proprio tragitto esistenziale, dal luogo dove è cresciuto e dove si è formato, dalla cultura che ha praticato, dagli incontri, privati e professionali, che hanno determinato le sue scelte. Artisti si nasce, ma senza prendere coscienza del proprio essere sarebbe difficile manifestarsi. Solo chi si mette realmente in discussione, pronto a contraddirsi, può arrivare a omologare il proprio essere al proprio fare. Credo che anche un professionista del mondo delle arti sia soggetto alle medesime influenze e possa, forse in modo ancor più prepotente, ispirare e cambiare più volte la propria esistenza. Ammesso che detenga il fuoco sacro della passione. La professione che ho la fortuna di praticare non mi lascia troppo spazio per la vita privata e per questo posso affermare che l’arte ha condizionato pesantemente, con mia meraviglia, stupore e soddisfazione, la mia vita. Se le mostre o i musei li scelgo con l’emisfero sinistro del cervello – logos e razionalità – , per tutto il resto assecondo l’emisfero destro. Ho tantissimi momenti determinanti e mi piace pensare di doverne vivere ancora di più. Simbolicamente mi piace pensare che il più importante sia stato quello legato al mio trasferimento da Follonica a Firenze per intraprendere il percorso di studi legato alle arti contemporanee. Ho lasciato la certezza di un lavoro nell’azienda di famiglia, la serenità data dalla frequentazione degli amici d’infanzia per qualcosa che sentivo dentro alla quale non potevo dare spiegazioni razionali. Una scelta determinante, la prima di una lunga serie. La stessa cosa è successa all’inizio del mio percorso internazionale: nel 2002 ho inviato alcuni curricula a musei di capitali europee con i quali pensavo di poter collaborare. La prima risposta è arrivata da Mosca e dopo 48 ore stavo facendo un colloquio con la Direttrice del M’ars, Centre of Contemporary Art.

In conclusione, nonostante ciò che molti pessimisti vanno dicendo, anche per i giovani di oggi ci sono molte porte aperte nel mondo dell’arte contemporanea, l’importante è essere aperti, disposti a darsi anima e corpo a un lavoro che chiede intraprendenza, creatività e determinazione.

Una buona base di studio, umanistico ed economico, possibilmente in contemporanea, potrebbero mettere in condizione uno studente di ambire a una professione meravigliosa e ben remunerata se fatta ad alti livelli. Ho lavorato in 53 musei o strutture pubbliche di 20 paesi del mondo: ogni esperienza è stata fondamentale per crescere, per prendere consapevolezza di ciò che ero, di ciò che non avrei voluto e che cosa avrei dovuto migliorare ancora del mio bagaglio culturale e professionale.  Naturalmente sono partito dal ruolo di Guest Curator e solo dopo alcuni anni ho avuto la possibilità di ordinare e dirigere alcuni musei. Rifarei tutto e rifarò tutto. Il mio atteggiamento non è cambiato anche se l’esperienza mi ha offerto parametri nuovi con i quali scegliere le strutture con progetti più simili alle mie caratteristiche professionali e caratteriali. La cosa fondamentale è amare follemente questo lavoro: il più eccitante e ingrato del mondo. Il guadagno, comunque, non sarà mai omologato alle ore totali investite, ma il ritorno morale e socio-culturale è unico.

Tutti noi abbiamo un sogno nel cassetto. Qual è il sogno di Maurizio Vanni?

Non è retorica, ma non ho ancora deciso cosa farò da grande. Mi piacerebbe un progetto museologico ambizioso e rivoluzionario da far nascere in una città internazionale in forte crescita socio-economico-culturale e non mi dispiacerebbe curare una Biennale di arti contemporanee: ho in mente un progetto che cambierebbe il sistema attuale. 

Per altre informazioni su Maurizio Vanni, puoi seguire la sua pagina facebook, il suo profilo su Exibart o visitare il sito del Lu.C.C.A.

About the author

Thereza Pedrosa

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Founder and Director of Beautiful People Live Art || Thereza Pedrosa was born in Rio de Janeiro (Brasil) in 1985, and grew up in Bassano del Grappa (Italy) and in Lausanne (Switzerland). In love with Europe, she operates borderless from her new location near Leipzig (Germany). Graduated in Conservation of Cultural Goods at the Ca’ Foscari University in Venice, and a jewelry designer herself, she promotes contemporary artists and designers worldwide. Her engagement is manyfold: selecting the most promising trends, promoting contamination between the arts, by editing online and offline publications.

One Response

  1. Adele Lo Feudo

    Bellissimo il tuo modo di essere ,di pensare e di vivere!Sono veramente pochi quelli che nella Loro vita, per inseguire un sogno, hanno il coraggio d’intraprendere strade buie, tortuose e piene di difficolta’!Complimenti per essere cosi’ come sei:FORTE!E grazie per l’ energia, l’amore che trasmetti in cio’ che fai. Adele Lo Feudo